Nell’inferno ecologico la principale spinta al disarmo unilaterale

Il “buon senso comune” sembra aver contagiato anche pensatori di punta come Vito Mancuso: “Chi sostiene il disarmo sostiene una cosa altamente auspicabile ma difficilmente attuabile. E anche pericolosa, se attuata unilateralmente. Infatti Il disarmo, compiuto unilateralmente, conduce a essere sbranati” e primo compito dello stato è non far correre ai cittadini questo rischio. Motivazione di fondo: “La guerra è una condizione permanente dell’umanità? Verità scomoda, purtroppo innegabile”(1). Qui Mancuso sembra ricadere in quella che papa Leone chiama “un realismo degradato che scambia la constatazione con la rassegnazione: poiché la forza domina, conclude che deve dominare. Il realismo autentico non rinuncia a cambiare il mondo: comincia dal vedere con chiarezza interessi, paure, vincoli e rapporti di forza, proprio per calcolare che cosa sia possibile ottenere e con quali passaggi. Non riduce la politica alla moralità, ma neppure la consegna alla violenza: cerca vie praticabili perché la pace sia più di una parola, cioè istituzioni credibili, garanzie verificabili, negoziati pazienti, prevenzione dei conflitti e tutela dei civili”(2). Molti compiti da compiere, prima di rassegnarsi alla situazione presente del potere “armato”.

Perché la guerra secondo Mancuso dovrebbe essere una verità innegabile, quindi anche inevitabile? Non bastano gli 80 anni di pace nella comunità europea, tra stati prima in continuo conflitto tra loro? O di altri stati che di fatto riescono ad evitare e ripudiare la guerra per lungo tempo, come la Svizzera o la Svezia? Non si può ritenere che la guerra sia inevitabile e rassegnarsi a non combatterla e prevenirla solo con mezzi violenti.

Considerare la situazione reale

Giustamente Mancuso afferma che il giudizio etico non può prescindere dalla situazione reale. A ben guardare oggi c’è un rischio forse ancor più forte della stessa guerra: il surriscaldamento climatico, con siccità diffusa, talvolta alternata ad allagamenti, che può compromettere la vita di milioni di persone povere o spingerle a disperate migrazioni. Opporsi a questa prospettiva apocalittica dovrebbe essere la priorità assoluta per politici e cittadini responsabili. Ma i poteri forti che dominano il mondo dell’economia e della politica, soprattutto attraverso il controllo mediatico dell’opinione pubblica, non vogliono che si parli di crisi climatica, quando non la negano esplicitamente (v. Trump). La prova più evidente è stata la torrida estate 2026, con i record climatici che tutti abbiamo dovuto sopportare e non pochi ne sono rimasti sopraffatti.

La forza della verità

Come resistere contro i poteri forti oggi così potenti e diffusi? Già ai suoi tempi Gandhi ha dimostrato che si può vincere una potenza armata e travolgente come l’Inghilterra di allora, usando strumenti nonviolenti, anzitutto la forza della verità. E ancora oggi siamo di fronte a una madornale violenza del potere basato non tanto sulle armi quanto sulla distrazione e la alterazione mediatica della verità. Mai come oggi sarebbe opportuna la ricetta gandhiana per risvegliare le coscienze alla luce della verità: di quanto sta avvenendo sotto i nostri occhi negli equilibri planetari, col beneplacito dei potenti. L’intelligenza artificiale è un’ulteriore arma nelle loro mani: consente al potere di nascondersi meglio dietro ad una macchina.

Pace disarmata e disarmante

Ma perché il papa parla di pace disarmata e disarmante? La pace, sostiene, non è soltanto assenza di guerra: nasce in ciascuno di noi dall’atteggiamento che teniamo verso gli altri e può investire altri settori della vita: economico, familiare, sportivo, educativo… “Infatti se la pace non è una realtà sperimentata da custodire e da coltivare, l’aggressività si diffonde nella vita domestica e in quella pubblica e si può cadere nell’inganno che per ottenerla ci si debba preparare alla guerra incarnando l’irrazionalità di un rapporto tra popoli basato non sul diritto, sulla giustizia e sulla fiducia, ma sulla paura e sul dominio della forza”(3).

Alternative al riarmo

In definitiva ci potremmo chiedere: preferiamo morire per la guerra o per il caldo? Il riarmo accelera il surriscaldamento perché comporta forti emissioni di gas serra che si accrescerebbero a dismisura nell’ipotesi che il riarmo serva, cioè che scoppi la guerra, aggiungendosi alle sue distruzioni. Sembra decisamente preferibile dirottare le spese per il riarmo verso la lotta al surriscaldamento, il quale sta procedendo a ritmo accelerato e quasi ineluttabile. Si dovrebbero attuare rimboschimenti su larga scala e altre iniziative, specie in campo educativo, di miglioramento della qualità della vita, ma su tutto ciò vige un silenzio mediatico impressionante. Oltre ovviamente alla via disarmante della diplomazia, della mediazione, del diritto internazionale, che richiedono fiducia reciproca, lealtà e responsabilità negli impegni assunti. Compiti che potrebbero investire pure ciascuno di noi e ci renderebbero attivi, mentre il riarmo tende a renderci dipendenti e passivi.

(1) Vito Mancuso, Perché serve anche la forza per salvare la pace, La Stampa 22 luglio 2026

(2) Leone XIV, Magnifica humanitas n. 218

(3) Leone XIV, Messaggio per la giornata mondiale della pace 1-1-2026

 

AUTORE

Crescita Umana

DATA

22 Agosto 2026

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