RILEVANZA DELL’AGRO-ALIMENTARE-FORESTALE
Agricoltura e alimentazione sono solitamente da noi considerati problemi secondari, sia in campo economico che politico. Spostandoci in un’ottica mondiale, costituiscono invece il problema più importante per la maggioranza degli 8 miliardi di abitanti del globo, ancora in forte crescita. Merita quindi soffermarsi sull’evento del 16 ottobre 2025, che festeggiava la giornata mondiale dell’alimentazione e l’80° compleanno della FAO (organismo dell’ONU, con sede a Roma, preposto ad agricoltura e alimentazione). Inoltre sono stati inaugurati un museo e una rete finalizzati anche ad illustrare ai giovani quale potrà essere l’avvenire che li aspetta o che vorranno costruire in questo ambito.
Oltre alla lotta contro la fame – impegno principale della FAO – vi è quella contro il surriscaldamento globale che potrebbe andare nella stessa direzione. La fame sta diventando sempre più minacciosa per i poveri proprio a causa dell’alterazione del clima, dovuta in gran parte al consumismo dei ricchi; il quale consumismo, peraltro, non è privo di conseguenze nefaste per loro stessi, ed è opportuno soffermarsi brevemente.
Alimentazione errata. Come il consumismo energetico dei ricchi è pagato prevalentemente dai poveri, così anche nel campo alimentare gli eccessi e gli sprechi di una parte del mondo non sono indifferenti sulla parte restante: ad esempio contribuiscono a tenere i prezzi dei cibi elevati, rendendoli meno accessibili ai non abbienti. Ma vi sono altre ragioni, anche di tipo strettamente egoistico: le malattie che alterano la qualità della vita da noi e uccidono precocemente, dette del benessere – cardiocircolatorie e tumorali anzitutto – sono in gran parte dovute all’eccesso alimentare prolungato, specie di cibi ricchi, come carni e grassi. È una verità, documentata da numerose indagini scientifiche (v. Sintesi di epidemiologia alimentare), ma in pratica passata sotto silenzio, forse perché disturba troppi interessi costituiti.
Il segreto di una salute vera, cioè ricca di difese, sta nella flora batterica intestinale: se è eubiotica, cioè sana e complessa, ci difende contro quasi tutti gli attacchi; se vi è un eccesso di carboidrati si sviluppa una flora fermentativa, che manda in circolo sostanze tossiche, colpendo i punti deboli dell’organismo; l’eccesso proteico rende invece la flora putrefattiva e i danni sono anche peggiori.
La quantità del nostro cibo è molto al disopra di quella che produce una flora eubiotica: si pensi a quella invalsa nei secoli scorsi tra i contadini poveri, la giustamente lodata dieta mediterranea, o quella dei nomadi cacciatori-raccoglitori che coprono le centinaia di millenni della preistoria umana.
Qualità della vita. Se adottare una dieta “eubiotica“ può sembrare un tornare indietro, si pensi a quale miglioramento qualitativo si avrebbe dal sentirsi lontani dal pericolo di ammalarsi, senza dover prendere altre precauzioni o temere di correre rischi: un vantaggio personale ma anche collettivo, vista la crescente spesa sanitaria. Invece il sistema sanitario e farmaceutico ha puntato su vaccini e altre cure contro singole malattie, trascurando questo semplicissimo rimedio contro ogni malattia, che tutti possiamo adottare gratuitamente, anzi risparmiando su cibi e farmaci.
Ma la qualità della vita si avvale anche di un ambiente sano e gli alberi ne sono una componente essenziale, la più importante certamente per combattere il surriscaldamento, perché assorbono la CO2. Invece assistiamo in molte parti del mondo alla distruzione delle foreste, magari per lasciar spazio ad allevamenti intensivi altamente inquinanti, anche per il metano emesso dai ruminanti: il destino finale di questi animali è probabilmente quello… di accrescere la nostra flora putrefattiva! Sono le assurdità del nostro sviluppo che guarda al profitto trascurando la qualità della vita.
Le foreste non sono sempre in contraddizione con le produzioni agricole. In molti climi possono svolgere una funzione sinergica con le coltivazioni alimentari, mentre la permacultura potrebbe rivoluzionare le coltivazioni inserendo fattori di simbiosi e autofertilizzazione. In ogni caso gli alberi sono indispensabili per il clima e il benessere: perché non privilegiare noci, castagni, carrubi (resistenti alla siccità) e altre piante alimentari, favorevoli anche per la flora eubiotica?
In definitiva per i giovani nel campo agro alimentare e forestale sembrano delinearsi compiti ardui, che richiedono cambio di abitudini, sacrifici, lungimiranza. Ma è da ritenere che ne valga la pena.
Il mondo oggi può essere diviso in due grandi schieramenti: da una parte una grande maggioranza di chi soffre la fame e le altre conseguenze del surriscaldamento climatico ed è pronto ad accordare la priorità alla lotta contro questi due flagelli. Dall’altra parte c’è invece l’ambizione di una costellazione di grossi o piccoli dittatori, o aspiranti tali, sostenuti spesso da poteri forti (petrolieri, armaioli, mafie…) che hanno trovato il modo di convincere la gente su altre priorità, quali ad esempio:
- il riarmo come unica prevenzione contro nuove guerre mondiali, le quali, con la potenza distruttiva oggi raggiunta, porterebbero alla fine anticipata dell’umanità;
- difendere i “sacri” confini dalle “barbare” invasioni di immigrati, disconoscendo i vantaggi che apportano e gli sfruttamenti con cui li abbiamo impoveriti, arricchendoci;
- costruire grandiose opere materiali fortemente inquinanti, come il ponte sullo stretto, palesemente superflue in un mondo sempre più interconnesso e immateriale;
e via discorrendo con simili distrazioni, che purtroppo hanno ancora presa su molte menti ingenue. Ci sono segnali che molti giovani oggi hanno capito l’inganno.
Perseguire qualità della vita, salute, ambiente, pace: è utopia? Forse, ma quale alternativa? L’apocalisse.

