Prevenire le guerre non con il riarmo, che può portare ulteriore distruzione, ma perseguendo sinergie costruttive

Spunti dall’articolo di Vittorio Possenti pubblicato su Avvenire del 3 agosto 2025: “Con l’IA che ci trasforma si va verso l’oltreuomo?”
Fonte: https://personalcentro.eu/segnalazioni/articoli-stampa/con-lia-che-ci-trasforma-si-va-verso-loltreuomo

Cos’è la nonviolenza e perché è importante riscoprirla oggi

La nonviolenza come principio etico e politico si è diffusa nel mondo specie dopo la liberazione dell’India dal dominio inglese, ispirata dai principi nonviolenti che Gandhi aveva tratto dall’antica cultura orientale. Tuttavia, specie in occidente, non ha trovato molto seguito. Il motivo probabilmente è da ricercare nella prevalenza del pensiero introdotto da Nietzsche, secondo il quale l’’uomo è spinto alla crescita e all’innovazione anzitutto dalla volontà di potenza. Diceva ad es. che «un’entità vivente vuole soprattutto scatenare la sua forza, la vita stessa è volontà di potenza» e che questa va «al di là del bene e del male», cioè a prescindere dall’etica.

La volontà di potenza e il rischio della distruzione

Da notare che la volontà di potenza non porta solo costruzione, ma implica pure molta distruzione. Questa si nasconde quasi sempre dietro ogni guerra – e possiamo tranquillamente affermare che la guerra è il massimo assoluto della distruzione, in contrasto con i principi della nonviolenza, perché insieme alle cose distrugge vite umane. In biologia prevale la costruzione e si avvale prevalentemente della simbiosi tra le diverse componenti. La simbiosi implica il superamento della legge aritmetica: 1+1 non fa 2, ma qualcosa in più.

Nella specie umana si ha simbiosi quando c’è armonia e cooperazione tra persone, gruppi e natura. Altrimenti si scivola verso la distruzione. Pure nel nostro attuale diffuso consumismo c’è molta distruzione. Un esempio che sembra banale: l’eccesso di cibo compromette la salute e richiede rimedi sanitari. Con l’aumento dei consumi alimentari cresce anche la spesa sanitaria: l’economia costruisce valore monetario, ma può distruggere la salute, quindi la qualità della vita.

Ci sono anche distruzioni positive quando effettuate ad es. su attrezzature obsolete. Gli economisti hanno teorizzato le distruzioni creatrici che avvengono continuamente nelle economie di mercato, grazie allo sforzo di migliorare produzione ed efficienza, sulla spinta della concorrenza: il risultato è positivo, si sviluppa l’economia e la tecnica, si crea valore. Oggi però si parla di capitalismo e tecnologie disruptive (dirompenti e disgregative) ossia la corsa verso l’innovazione e il cambiamento senza soste, perseguito come fine in sé. Così la distruzione può prevalere sulla costruzione.

Due fenomeni attuali e due tendenze di lungo periodo

Due fenomeni macroscopici, in parte conseguenti anche alla volontà di potenza, inducono oggi a ripensarne criticamente la validità: 1) il ricorso diffuso alla guerra e alla violenza, prima sopito, oggi sdoganato e talvolta persino esaltato; 2) le alterazioni climatiche e ambientali, che comportano un rischio per la sopravvivenza dell’umanità forse ancora più letale delle guerre stesse. Oltre al recupero dell’etica e della responsabilità nei confronti delle generazioni future, sembra necessario riprendere ed accentuare due grandi tendenze di lungo periodo che connotano la civiltà: a) dalla violenza, che non è nella natura dell’uomo ma appresa dall’ambiente, alla nonviolenza, la quale dà risultati meno immediati ma certo più positivi ed efficaci della violenza; e b) dai consumi prevalentemente materiali (cibo, casa, abiti, auto…) a quelli più immateriali (educazione, arte, cultura, studi…). Nonviolenza e immateriale potrebbero operare sinergicamente, potenziandosi a vicenda, così come, all’opposto, tra violenza e materialismo. Il ’68, avendo trascurato queste due grandi tendenze, non è riuscito a fornire gli strumenti per evitare l’attuale degrado, di un mondo che sembra tornato alla legge della giungla.

Manipolazione delle menti: rischi dell’intelligenza artificiale

Lo sviluppo immateriale è ancora oggi trascurato nell’opinione pubblica, pur essendo la società sempre più basata su aspetti immateriali: basti pensare alla crescita poderosa dei colossi dell’informatica, al ruolo che rivestono nella economia e nella vita quotidiana di ciascuno di noi. Molti lavori materiali sono stati sostituiti da macchine e la rivoluzione dell’intelligenza artificiale (AI) ora in atto, promette anche la sostituzione del lavoro umano, pur se diventato prevalentemente immateriale. Ma le tecniche raffinate dell’AI comportano grossi rischi: con esse è possibile manipolare le informazioni, le preferenze sociali, la realtà e le persone stesse, consentendo al potere di ingannare e asservire. Con ciò si accentua ulteriormente quella tendenza alla concentrazione delle ricchezze e del potere, già forte al tempo della globalizzazione e dell’individualismo di Thatcher e Reagan, fino all’attuale liberismo selvaggio alla Trump. Non pochi dei recenti successi delle destre nel mondo potrebbero essere attribuiti all’utilizzo nascosto delle tecniche di AI. Anche le guerre sono tornate “di moda” forse perché utili ad una strategia di manipolazione dell’opinione pubblica. Alla luce delle infinite alternative fornite dall’AI e dallo sviluppo immateriale, la guerra violenta è da considerarsi ormai una scelta obsoleta, ritorno al passato, pura follia, assurda distruzione, anche di rapporti sinergici tra gli umani.

Che cosa costruire per uno sviluppo sostenibile

Se non sempre è facile definire ciò che rientra nella distruzione, ancora più difficile è chiarire che cosa è da considerare costruzione oggi. Sul piano materiale è certamente positivo tutto ciò che non alimenta l’effetto serra, come alberi e foreste (che assorbono la CO2), così come certamente negativo è ciò che lo aumenta: tutte le “costruzioni” (colate di cemento) purtroppo vanno considerate distruttive, ma soprattutto quelle evitabili, come l’ambizioso ponte più grande del mondo con milioni di tonnellate di acciaio e cemento, voluto testardamente dal nostro governo contro ogni buon senso. Non parliamo poi del riarmo europeo. È ovvio che l’atteggiamento costruttivo oggi è da ricercare essenzialmente nell’ambito immateriale: ciò che favorisce la crescita umana e i rapporti sinergici e collaborativi nell’umanità. Consentirebbero di comprendere che il ponte, così come le guerre, sono frutti ormai marci di una volontà di potenza che sembrava morta con Hitler, ma evidentemente fa presa ancora su molte menti immature.

Conclusione. In un mondo segnato da guerre, crisi ambientali e sviluppo tecnologico accelerato, comprendere il valore della nonviolenza e delle alternative sinergiche è fondamentale per costruire un futuro sostenibile.

Sintesi Divulgativa

LASCIAMOCI ISPIRARE DALLA NATURA

Simbiosi e cooperazione sociale anche contro il parassitismo del potere

In una foresta rigogliosa prevale la costruzione sulla distruzione: predominano i fattori positivi su quelli negativi, tipicamente il fuoco. Tra i fattori positivi merita particolare attenzione la simbiosi tra le diverse specie che convivono con reciproco vantaggio (questo il significato letterale di simbiosi): i fattori positivi incidono più di quelli negativi; tra questi ultimi va segnalato il parassitismo di una specie su un’altra. Possiamo trasferire questo modello di costruzione che ci offre la natura anche alla vita umana e sociale? La risposta non può che essere affermativa se teniamo presenti i due grandi rischi che incombono sulla sopravvivenza dell’umanità: il surriscaldamento globale e il rischio bellico, specie nucleare. Entrambi richiedono il sorgere di una mentalità costruttiva rispetto a quella distruttiva che accompagna le guerre.

È opportuno aver presente altre due grandi tendenze di lungo periodo che connotano la civiltà umana: dalla violenza alla nonviolenza, dal materiale all’immateriale. Il superamento della violenza materiale e bellica sarebbe oggi facilitato dalle possibilità di ottenere analoghi risultati per via immateriale, basti pensare alle capacità di convinzione occulta resa possibile talvolta dall’intelligenza artificiale. Possiamo quindi affermare convintamente che la guerra – esaltata fin dagli albori della civiltà come scuola di coraggio e di valore – ha perso ormai ogni qualità positiva, ed è rimasta la massima forma di distruzione, perché, oltre alle cose distrugge il valore da ritenersi più importante, la vita umana. La guerra è oggi uno strumento obsoleto, da ripudiare da ogni punto di vista: chi vi ricorre lo fa per abbietti motivi di vantaggio personale, come quello di creare paura per conservare il dominio: una chiara forma di parassitismo del potere.

Si può giungere così ad una conclusione inattesa: perché si possa sviluppare una mentalità costruttiva, sembra necessario anzitutto opporsi ad ogni forma di autoritarismo. Rilanciare invece ciò che favorisce crescita personale, partecipazione dal basso, democrazia diffusa. Occorre smascherare il potere e le sue degenerazioni, lasciandosi ispirare da ciò che prevale in natura: la simbiosi, con reciproco vantaggio, applicabile tra persone, tra gruppi e con la natura stessa che ci ospita. Anche le due grandi tendenze della civiltà, verso la nonviolenza e l’immateriale, potrebbero operare costruttivamente con reciproco vantaggio. Perseguire simbiosi e nonviolenza rappresenta oggi una delle principali strategie per garantire un futuro sostenibile, di fronte alle distruzioni belliche e climatiche incombenti.

Leggi di più: https://crescitaumana.it/gli-esseri-umani-devono-imparare-a-vivere-in-simbiosi/

AUTORE

Crescita Umana

CATEGORIA

DATA

10 Marzo 2026

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