Cos’è la permacultura e perché può rivoluzionare
l’agricoltura
Perché la permacultura può favorire una svolta ecologica e culturale
C’è la tendenza a considerare l’agricoltura un settore produttivo come tutti gli altri, soggetto ad aumentare la produttività con mezzi tecnici sempre più perfezionati. Spesso si trascura il fatto che, più degli altri, ha a che fare con la vita, ha un’importanza prioritaria per nutrire il mondo e costituisce un ecosistema, soggetto alle peculiarità degli ecosistemi. Le alterazioni climatiche poi spingono a trovare vie nuove per dare all’agricoltura il rilievo che merita. La permacultura rappresenta uno dei modelli più innovativi di agricoltura sostenibile, capace di integrare biodiversità, equilibrio naturale e produzione alimentare.
Biodiversità e stabilità degli ecosistemi
Oltre all’uso dei combustibili fossili, una delle cause storiche dell’alterazione del clima è la conversione di foreste in pascoli e aree coltivate. Le foreste spontanee sono composte da una grande varietà di specie, molte delle quali in simbiosi tra loro (cioè con reciproco vantaggio) e raggiungono il massimo della complessità e biodiversità, fondamentali per la stabilità degli ecosistemi agricoli. Quanto più è complesso un ecosistema, tanto maggiore è la sua stabilità, flessibilità e salute. Nei pascoli e nelle aree coltivate dall’uomo la complessità si riduce, fino a toccare un minimo nelle monocolture, specie se sottoposte a meccanizzazione: ecco perché sono instabili e soggette ad attacchi di parassiti o altre malattie, per le quali si richiedono prodotti chimici o farmaci appositi.
Ovvio il tentativo di qualche mente illuminata di inserire anche nella moderna agricoltura qualche fattore di complessità, simbiosi e autofertilizzazione, che la rendano meno lontana dall’ecosistema forestale spontaneo. Obiettivo principale, ma certo non unico, è quello di fronteggiare la siccità che ha sempre minacciato molte aree del globo, spesso per il sovra-sfruttamento, ma che oggi, col cambiamento climatico, esplode in modo incontrollato, generando migrazioni persino disperate.
Permacultura: un modello agricolo ispirato alla natura
Cos’è la permacultura?
Un nuovo libretto dell’ASVIS, scaricabile gratuitamente, illustra i più significativi sforzi in questo senso, secondo quella che è stata chiamata permacultura: si noti, non una semplice forma di coltivazione o coltura, ma una vera e propria cultura, ispirata dalla natura, che pure ricupera antiche pratiche delle tradizioni contadine e delle relative culture. Si ricordi che secondo la FAO l’80% del cibo prodotto nel mondo proviene da mezzo miliardo di fattorie familiari: situazione assai diversa da quanto appare nei paesi del benessere.
Food forest e riforestazione sostenibile
Tra le varie iniziative menzionate nel libretto meritano particolare attenzione gli sforzi per il recupero delle aree desertificate. Un caso significativo è quello cinese della Grande muraglia verde (Great green wall), per frenare l’avanzata del deserto del Gobi. Le prime esperienze, risalenti agli anni ’70, dettero risultati disastrosi: piante di un’unica specie, progettate burocraticamente, sopravvissero soltanto nel 10-20% dei casi; analoghe esperienze effettuate magari da persone prive di titoli accademici, ma con principi della permacultura, arrivarono al 70%. Quindi si imposero nelle esperienze successive, estese anche in India e in Africa. Si sono pure ottenuti importanti risultati sociali, come la partecipazione diretta dei contadini alla riforestazione e la possibilità di mantenere una famiglia riducendo drasticamente la superfice coltivata. Importante anche l’esperienza delle food forest, foreste ricche di piante che producono cibi. Si potrebbe dire che non ci siano problemi per le zone calde del globo, prive di inverni improduttivi. Invece interessanti proposte ed esperienze di food forest provengono proprio da un paese nordico, come la Gran Bretagna, dove sono state raccolte ben 500 specie di piante commestibili. Nel mondo intero il loro numero sale fino all’incredibile cifra di circa 20 mila.
Semplificazione alimentare e perdita di biodiversità
Parallelamente a quella agronomica si è realizzata una forte semplificazione nell’alimentazione: nel mondo solo 20 specie vegetali (l’uno per mille delle esistenti) forniscono oggi il 90% delle calorie consumate. La semplificazione parte già dalle antiche tradizioni popolari che hanno portato a basare la propria alimentazione su un cereale (grano, riso, mais…) data la facile conservabilità per l’inverno improduttivo. Tuttavia si è drasticamente accentuata oggi, grazie a meccanizzazione, conservazione, pubblicità, ecc. Analogamente si sono moltiplicati i cibi processati industrialmente, portatori, notoriamente, di non pochi inconvenienti, anche per la salute. Pure l’organismo umano è un ecosistema e si avvale in particolare di una flora intestinale che dovrebbe essere eubiotica (cioè positiva) ma è spesso alterata, soprattutto dagli eccessi indotti dai fini di mercato. Ecco l’opportunità di recuperare la varietà alimentare e la sobrietà delle generazioni precedenti, senza perdere, ovviamente, i vantaggi derivanti dal progresso tecnico.
Ispirarsi alla natura è, in definitiva, una ricetta estendibile a molti settori, dalla salute del terreno a quella delle persone. Tornando alla crisi climatica, la proposta della food forest sembra quella più indicata per conciliare ad un tempo l’esigenza di frenare il surriscaldamento globale e garantire il cibo per una popolazione in rapida crescita. Forse sarebbe il ritorno ad un lontano passato in cui è iniziata l’avventura dell’umanità. Si richiede però l’attitudine ad un radicale cambiamento nelle nostre abitudini usuali, specie in campo alimentare, e la volontà politica di non sottomettere l’avvenire dall’umanità alle “sicurezze” belliche o alle esigenze del profitto.

